Non sei solo il numero in un progetto, sei il capitano. Il racconto di Davide

Capita spesso, nel lavoro educativo, di lavorare a lungo senza sapere gli esiti di quell’incontro di storie fatto di spaesamento di bambini, di rabbia e confusione per gli adolescenti.

Ci sono poi storie che si intrecciano e ti si ripropongono in tutta la loro complessità, senza nascondere ferite, passaggi e trasformazioni.

È il caso di Davide che per anni è stato accolto presso la nostra comunità Annunciata, a Como, e che mercoledì ha avuto modo di raccontare la propria giovane storia al Forum del Terzo Settore di Milano.

Ecco il testo completo della sua intervista. Grazie Davide per la speranza che regali a te stesso e a tutti noi.

L’Identità: Oltre l’Etichetta di “Care Leaver”

Per me, la parola “sopravvivenza” ha il sapore dei primi tempi in comunità. Oggi, però, tra i libri dell’università e le ore di servizio civile, sento che quel naufrago sta imparando a navigare. Il progetto di vita inizia quando smetti di chiederti “perché a me?” e inizi a chiederti “cosa ne faccio?”.

La mia Normalità: Non è quella dei miei coetanei che tornano a casa dai genitori. La mia normalità è conquistata: è l’incastro perfetto tra lo studio e l’impegno per gli altri. Non è una gabbia, è la mia libertà.

Chi sono io: Oltre ai faldoni dei servizi sociali, io sono la mia curiosità accademica, la mia voglia di rendermi utile nel sociale e i legami che sto stringendo con la rete dei Care Leavers.

 L’Autonomia: Correre con lo Zaino Pesante

Mentre molti miei compagni d’università possono permettersi di “cercare se stessi” con calma, io sento il ticchettio dell’orologio. Essere un adulto “per legge” a 18 o 21 anni è una sfida che toglie il respiro.

Il Lavoro e il Dovere: Il servizio civile per me non è solo un’entrata, è la prova generale del mio posto nel mondo. Ma resta la domanda: ho davvero il diritto di sbagliare un esame o un colloquio? Per me, fallire non significa solo una delusione, ma rischiare di perdere l’equilibrio su cui poggia tutta la mia autonomia.

 Gli Affetti: Costruire Casa nel Mondo

Vivere in comunità significa condividere spazi, ma la vera sfida è cosa accade dentro quando chiudo la porta della mia stanza.

La Rete che salva: Il mio legame con il progetto Care Leavers è diventato la mia “famiglia scelta”. È quel posto dove non devo spiegare tutto dall’inizio, perché parliamo la stessa lingua.

Sentirsi Alieni: A volte, a lezione, mi sento un alieno. Gli altri parlano di vacanze o tensioni familiari che a me sembrano privilegi. Ma la mia casa non è fatta di quattro mura: è fatta delle persone che scelgono di restare al mio fianco mentre divento grande.

 Il Fuoco Interiore: Rabbia e Spinta

C’è stata tanta rabbia: per le opportunità che sembravano negate, per la fatica doppia. Ma ho imparato che la rabbia, se non la governi, brucia te, non il sistema.

La Motivazione: Perché ce la devo fare? Non è solo una sfida verso chi non credeva in me. È un atto d’amore verso quel bambino che è entrato in comunità anni fa. Studio e mi impegno perché devo a me stesso la versione migliore della mia vita.

Il Futuro: Una Pagina da Scrivere Insieme

Pianificare il domani tra una bolletta da pagare e una sessione d’esame sembra un atto di equilibrismo estremo. Eppure, il futuro non mi fa più solo paura.

Il Consiglio a me stesso: Se potessi tornare indietro di due anni, mi abbraccerei e mi direi: “Non sei solo un numero in un progetto, sei il capitano. Non aver paura di chiedere aiuto, perché è proprio nella rete con gli altri che troverai la tua forza.” Il futuro non è una minaccia, è lo spazio dove finalmente io decido chi essere.

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